Senza mai chiedere

Porti un velo di rame sul viso
che non passa come le gallerie
bruci a macchie simile all’asfalto.
Ti ho spiato dalle tue inferriate strette
immersa nella morte delle mie domande

come gocce che si gettano dal bordo.
Ad ogni silenzio ti scuoti,
dici che sono ripida e pesante
come le scale:
solo salite polverose e fughe mute,
discese astute di lenzuola annodate
ai corpi nudi.

Ma costringi le mie labbra
con la lotta alle tue ciglia
che la migliore sorte è Venere
quando in conchiglia s’offre nuda
senza mai chiedere.

Richolly Rosazza

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Il tempo per me

Il tempo per me
è una virgola tra le carezze affabili dei giorni.
Non si riparano mai le crepe
e i polsi spezzati
d’intonaco d’ore.

Quando soffia il tuo alito 
piano, tu bacia di più.
Nell’abbandonarmi muta ai tuoi fianchi 
asciutti, potremmo insieme  la pena
intingere d’inchiostro,
se del candore ammettessi la macchia.

Di te rimane traccia
d’impronte attaccate allo specchio,
un fumo di catrame nero
dentro cui t’attendo apparire.
C’è un margine bianco di profilo nell’ombra,
e la mia paura l’abbraccia.

 

OPRISCO

 

 

 

Maledetti!

I poeti
mezzi svegli
premono le tempie
contro un cuscino senza piume
e nelle notti con le stelle si placano
per non consumare Berenice
nell’amarezza di un verso
o nella sconcezza di un gesto.

Allattati col nettare del supermarket a fianco
crescemmo poi noi, pigri come dei
e pingui come nella pubblicità.
Il wi-fi ci ha resi liberi e disgustosi
a noi stessi
– ma mai quanto agli altri –
nel dire tutte le parole
e troppe partorirle senza gestazione:
ci vuole poco a farsi un pensiero,
molto a morire

e chi ci ha maledetto
ha lasciato conservassimo
la scrivania.

Meriterebbe un “like”
per il bel gesto.

Nicoletta Ceccoli

Ti attendo

Il tuo profilo è uno spigolo indeciso
che ancora si chiede se sia lecito restare
sulla soglia scrutando l’avanzare
di un destino immeritato.
Noncurante,
come pensieri sbocciati a dicembre,
rivesti già le tue ombre sottili
di parole tutte ardite
e quando, incauto,
ti porgi al sapore
d’un fremito nuovo
si mescolano sulla tua lingua l’amaro e il dolce
quasi che il morso ti deliziasse di più.

Ti attendo
come quando
ti scopro a guardarmi
dietro un alito scuro
sopra legni abbattuti dal peso
di tanti occhi fa
e detesto che di tutti quei tocchi
nessuno sia audace.


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