La triste storia di una lingua impotente

Le parole giuste non le troverò mai qui,
né qui, né tantomeno qui
o qui
perché non vengono quando dovrebbero
venire, solo una serie di fonemi insensati
che altri ne incoraggiano ad uscire,
ma quelli se ne fregano!
erts, er, ts, estprtcrgr…che?
Le parole non prendono forma, si afflosciano
non si rivelano, sciolgono, compongono… né qui,
neanche qui, e per nessun motivo
qui. Che qui è anche la fine
-sarebbe stato doveroso-.

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Quando immergono le stelle

E ti ho sorpreso all’alba della notte
accarezzato in capo da una stella,
la luce della luna ci dipinge nuovi:

da lì che mi adagiai dietro la siepe
del colle non scrutando che pendici,
ho sciolto dietro un tronco gli artifici
molli fiammiferi e aridi di fiamma
nascosti con astuzia banalissima
tra il ferretto e il rivolo costretto
di carne in sospensione.

Aleggia sui i seni l’angoscia
quando immergono le stelle,
restano alte tutte le paure.

 

 

http://www.deviantart.com/art/Afraid-245298910

Perdoniamoci

Se i giorni avessero le rughe
mi appenderei al ramo di quercia
del tuo braccio
ad osservare lente e domestiche stagioni,
le inarrestabili avvisaglie di tempesta,
le salvifiche parate di sereno,

al riparo
libagioni di foglie sugli occhi
cenere saggia e sepolcrale
sparsa sul verde
a colmare la clessidra degli sguardi
rovesciata, altrimenti,
infranta, come il resto,
da un bocciolo sceso presto.

Ma, caro, in questa vita di porcellana
scegliamo all’innesto un giorno
che non sia domani
ed un suono che non somigli
ad un tintinnio di sonagli
o ad un ronzio di pensieri lontani.

Perdona lo scoiattolo
al mattino tra le fronde
se il sole squarcia i drappi
sul tuo sonno.

 

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Le pagine crema

Abbarbicata sto
al palazzo a chiazze
scure, allo smog che inquina
le imposture, al tram
impaziente, allo scalpore
per niente, alle pagine crema…

Da un buco al cemento
non vedo che nubi passare,
sullo spento cortile un silenzio immutabile.
L’edera in petto
è una chioma di dubbio,
non le appartiene
la corteccia che ti porgo.

Potessi parlarti dell’inverno che viene,
delle attese sfumate nel vento,
delle parole maturate a stento,
del cortile rassomigliante in tutto al desiderio,
delle pagine crema mai scritte,
dei frutti allineati al precipizio del ramo
che Settembre non raccoglie.

 

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Destino

Hai pieghe nell’aspetto
affranto
di vetro sfranto
avanzi deciso come sposo,
è decoroso il tuo privarmi
di comprendere
muto come i rami
che il vento di Settembre
castiga.
E mi rifugio a leggere
tra le increspature bianche,
nel sottobosco d’ombra
per dimenticare che anche
se non ti conosco
di ieri sei sicario ed oppressore
e coprirsi è il miglior il sipario
delle lacrime.

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