Aduso

Era un giorno qualsiasi
all’alba di vedersi, la cortesia del sole
che si alza, la nuvola lo scalza e lo accompagna
la campagna che si inchina alle sue spighe
le tue dighe aperte di sorrisi, i nostri visi
accesi come ali di farfalla, tenerella la terra
cominciava nei suoi solchi a farsi mamma.

Quello che usavamo a volte fare
lo abbiamo così smesso

ho il profilo rovinato, l’orlo della gonna verde prato
l’inchino che si piega un po’ sul lato e
ti disegno anche con le mani
sulla faccia, così, sebbene il tuo soprabito sgualcito
non ti piaccia, appendermi è solo lì che l’ho imparato
sul bordo ricucito, o sulla tasca,
le maniche strappate a medicare ai rami la burrasca.

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Per quando Daffodì non è rimasto

Daffodì,
ti ho spiato da qui parlare con lei.
Dicono tutti che quella signora non sente,
i marinai, le vagabonde, insomma la gente
e se guardi bene ha un ghigno dal suo troppo stare muta
resta così che io mi metto qui, seduta, accanto a te.

Tu dici che ci vede? Bene, lo dici tu
da così su noi non sembriamo neanche piccolissimi…

neanche così sbadatamente lontanissimi.

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Tutti quei fiori

Vorresti fosse il vento
non tu, non tu a spezzarmi
-Ma guarda come ti sei levigata
stesa sopra il tempo sembri sottilissima-
quando temi di ricordare ancora.

Sai, io non credo ai calendari
e voglio essere e sono
la misura delle cose che passano,
le mie costole sotto l’inchiostro trasparente della mano
e tutti, tutti quei fiori guardare il cielo per morire al davanzale
non può accadere da lontano, lo sappiamo,
che piano piano noi ci riscriviamo senza errori.

behind_the_window_by_lizardisland