Carta da lettere

Tra le ultime mie dita,
come tra le tue,
ho scoperto un laccio terroso
e un poco stretto di radici.
Se non fosse che le cose che non dici
ammutolite resistono più convulse
dei malumori celesti
e che i baci di cerlacca si staccano veloci
dalla guancia – quale amara circostanza -,
non dovremmo mai aver timore di restare
come due betulle che un rimorso
d’autunno spelliccia.

Rebecca Green

Rebecca Green

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Bagnasciuga

Cosa ho abbandonato nella sabbia
piccola, innocente, senza rabbia
se l’acqua tutto lava e lo precipita
e scavalca l’onda la compagna,
il tuffo, il mondo sotto solitario,
i gusci aguzzi di scoglio, il calvario
di una valva inerte e l’imbroglio
di sottrarsi al mare, di approdare
dove non si affoga?

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A Cosa

Cosa, cara, non sarebbe strano

notare adesso che i nostri polpastrelli

si somigliano? Se ti stringo non mi appiglio

alle differenze, ed immagino che

non rimanga tra le cose calpestabili

conoscersi da uguali.


Come ancora rinunciare al nome e all’apparenza

e a non toccarti solo dove non ti trovo,

sul limite a strapiombo oltre il quale non sei più vaporosa

del torrente a cascata, che ha smesso la sua corsa

e precipita sulle cose che non si riparano e sui sassi.


Sai Cosa, non esiste un unico male

ma non c’è un comune nome di cosa

che tralasci la tua consistenza spaziosa

o la cruna, sottile, della sensibilità.


Paul Gauguin, Nudo di donna che cuce, 1880.

Maldestro

Abbiamo legato i nostri nastri
a speranze modeste, e non si sente,
o si inventa, un modo concorde
di non-essere.                               Forse è così
che perdi le forme nei gesti scompagnati
e trattieni negli occhi prati e prati
di fiori calpestati, e conservi
il morso frettoloso dei predati
su come colorandoti hai sorriso, una volta
o appena, quando ho quasi afferrato un’idea.

-Bisogna credere- hai detto,
era allora. E andavi al passo
costretto, a braccetto,
d’un pensare maldestro.

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*

Se rimani

Se sei come me. Se stai su tutto

Come il Sacco sul fondo dell’oceano

-Hanno rapito i nostri bambini-

Se sapessi

-Sono in mano al destino!-

Non si muore di fatalità.

Impassibile

Non hai lasciato imperativi
a margine dei segni che non comprendi,
come “seguimi” e com’è impossibile. Sai
che a volte la sera si avvera

e non ti indispettivi dell’urlo sordastro
alla luna, di quanto è piccolo il rosario
e minuscola ancor di più una preghiera
tra tante.

In cosa vivi e in cosa già mi eri distante?

cucito