Carta di zucchero

Come carta di zucchero sulla punta del tuo naso
di tutte le mattine è rimasta una cloche,
dal nostro inverno ho imparato l’arrivo
il cappotto appeso

a dondolare.


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Dare in pasto

Ora il silenzio disprezza la cima
che guardavamo dall’alto della casa
tremare. Falciata
si abbassa e non prega.

A che serve spostare la tenda,
provare a guardare?
Tutto quello che ignoro
è nella quiete lontano
e non si affretta.

Così sta la tovaglia adagiata,
uguale per il pasto lento e quello frugale,
davanti la finestra spenta.
Così restiamo a vederci invecchiare
con in mano il coltello.

A sbucciare l’arancia sulle gambe
di succo e di sangue
resta sempre più percorrere
che avere, darsi in pasto.

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