Forbici

Mi taglio ad altezza di maglia
le punte e mi arrendo all’attesa
d’una nuova venuta

-…che bella e come sei cresciuta
dal disegno all’intreccio di trama!-

Mi chiama d’un nome non mio
e non brama che un nuovo consenso
e disegna la lingua distratta sul baffo
la curva tra quello che sono e quello che sfregio.

 

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Illustrazione di Owen Gent

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Maldestro

Abbiamo legato i nostri nastri
a speranze modeste, e non si sente,
o si inventa, un modo concorde
di non-essere.                               Forse è così
che perdi le forme nei gesti scompagnati
e trattieni negli occhi prati e prati
di fiori calpestati, e conservi
il morso frettoloso dei predati
su come colorandoti hai sorriso, una volta
o appena, quando ho quasi afferrato un’idea.

-Bisogna credere- hai detto,
era allora. E andavi al passo
costretto, a braccetto,
d’un pensare maldestro.

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Considerare se passa

Una scure su un tetto di vetro
stiamo sotto la pioggia, che passa,
e non c’è una vertigine più bassa
nel pensarci alla fine del metro
misura dello schianto dell’acqua
se, in un coccio di goccia, la massa di cumuli
e la corrente profonda e l’onda sul crollo del cielo
ci afferrano
da un estremo qualunque e fortissimo.

Così mi accarezzi i capelli bagnati
e io ti ritrovo, nel tuono, odoroso di pioggia:
è questo il modo che abbiamo di resistere qua.