La vecchietta del 104

 

Nella stessa piovosa primavera
del millenovecentottantacinque
mai nessuna goccia cadde austera
come queste a riempire le acque.
Ricorda le oneste fughe leste,
il fiore rosso che già più le piacque
del papavero, dei tramonti creste
sorridenti e queste lamentose,
che perde dalle rughe le proteste:
-Lo sappia, le ricchezze son paurose-
e il solco mi lascia del sorriso
-le fa nere il tempo come rose.

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È la sera

Non toglierti la giacca, ecco
la sciarpa copre l’urlo dalla gola,
mi stai davanti sempre troppo nudo.
La senti l’etichetta? È questa fretta che ci prude
sulla schiena. Se resisto a scavarmi la pelle
senti male sempre tu di più.

Ma non togliere le scarpe,
e sbriciola il riposo nelle tasche,
prometto alla tua fronte la sera
e alla tua sera le trottole del bacio sulla fronte.
Trattieni tanto stretti gli occhi
chiusi. Sarà sera
tutto questo scricchiolare.

 

Hanami

Mi sei sbocciato sulle guance
dove i baci si stingono di rosa
e le bugie muoiono sempre troppo presto

così, guardami

 non morderti le labbra -le senti le promesse dei ciliegi?-
e non preoccuparti delle dita, dove finiscono gli spigoli dei rami
lo scopriremo sempre troppo tardi

guardati

sei in tutti i petali che si perdono sui fianchi.

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Nella cesta

E prima di farmi mi disfaccio,
non vorrei mai ti raccogliessi di me

perché siamo stati sicurissimi prima di perderci
e mentre eri lontano ti ho stretto forte la mano,
adesso dove siamo? E già tutte le biglie sono scivolate giù
così, quando entri nei miei giochi, inventane uno tu
disegnami i capelli lunghi con le matite blu.

Porterò, sai, la pioggia di marzo in valigia
e tu la barca per navigarci su
e poi ci saluteremo come le righe alla fine del foglio
o come la goccia che quando bacia il mare non si riconosce più

più

 poi tu di più raccontami
di come la notte rimbocca le coperte:
c’è bisogno, allora, che tutti dormano sereni,
che tutto nella cesta si sistemi.

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Aquiloni

Potessero spegnersi le luci d’una sola stanza
abbandonarci solo alle mani,
domani, dici,
domani.

Le parole stanno già correndo avantindietro sulla sabbia
e noi siamo gli aquiloni, il filo teso,  il vento
e il nodo
da scioglierci, da sceglierci
domani.

Che potessero spegnersi le luci d’una sola stanza
mentre siamo soli ad annodarci le mani
e tutti ad inseguire aquiloni fino al mare,
nessuno con l’idea di ritornare,
disimparerei le ore, i giorni e il tempo.

 

 

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