Senza mai chiedere

Porti un velo di rame sul viso
che non passa come le gallerie
bruci a macchie simile all’asfalto.
Ti ho spiato dalle tue inferriate strette
immersa nella morte delle mie domande

come gocce che si gettano dal bordo.
Ad ogni silenzio ti scuoti,
dici che sono ripida e pesante
come le scale:
solo salite polverose e fughe mute,
discese astute di lenzuola annodate
ai corpi nudi.

Ma costringi le mie labbra
con la lotta alle tue ciglia
che la migliore sorte è Venere
quando in conchiglia s’offre nuda
senza mai chiedere.

Richolly Rosazza

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6 pensieri su “Senza mai chiedere

  1. Ti ho spiato dalle tue inferriate strette
    immersa nella morte delle mie domande
    (…)
    Ma costringi le mie labbra
    con la lotta alle tue ciglia
    che la migliore sorte è Venere
    quando in conchiglia s’offre nuda
    senza mai chiedere.

  2. Sinuosa nel tuo incedere anche quando il verseggiare si fa rude e sicuramente intriso di un’emozionalità che nemmeno il cuore più avvezzo saprebbe contenere nella sua totalità.
    Ti leggo in silenzio affinché ogni nota sulla punta del tuo calamaio non rischi d’essere distratta…

    Mario

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