La pioggia.

Le strade sono ancora bagnate,
sono scivolose,
scombinate,
le strade sono vuote stanotte.

Sono le strade di chi non ha paura,
sono strade scomode,
sono strade che aspettano il giorno.

Soffia il vento,
soffia il freddo,
soffia piano.

Così scopro che il mio cuore è un paese dopo la pioggia,
accarezzato dall’acqua gelida e calma del peggio ormai passato.

Lettera.

Continuo a sognarti. Sei il tormento che non mi sarei mai aspettata.
Da quando è successo mi capita troppo spesso di guardarmi indietro, anche se lo so che non dovrei, anche se lo so che è sbagliato, mi succede in mezzo a tutte quelle cose di noi che neanche una gran delusione riesce ancora a portarsi via.
Così ripenso alle altalene e al nostro prendere in giro la fine che per noi, dicevi, dicevamo, non ci sarebbe stata mai. Dondolandoci sceglievamo canzoni, mescolavamo ricordi, diventavamo piccole e grandi insieme. Si stava così bene tra l’aria fresca e i pensieri veri, con tutti quei sogni che sono più vicini con i piedi all’insù. Tu eri terra e io cielo. Io mi perdevo e tu mi conducevi. Tu ti nascondevi e io ti ascoltavo. Tutte le volte che sono stata male in passato, e tu sai quante, l’unica cosa che mi faceva stare bene era vivere attraverso i tuoi occhi, anche se non te l’ho mai detto, quando avrei ceduto, quando mi sarei solo buttata via, quando era troppo tardi,  quando non c’era via d’uscita, tu non sei stata altro che la parte migliore di me: era come se potessi vivere di quello che facevi, e poi riuscivi sempre a trascinarmi in un posto migliore dell’abisso in cui ero finita. Tu sei un gran pezzo di quello che sono, tu sei un gran pezzo del “se oggi ci sono”.
Eppure io oggi ci sono. Ma tu dove sei?
Non lo so perché hai voluto andare via. Non lo so perché non mi hai voluto ascoltare. Non lo so quando hai smesso di riconoscermi. Non lo so perché è bastato che ti parlassi. Non lo so come ci sei riuscita tu. Io non ci riesco ancora.
E ora sono qui a scoprire che è la fine che ha preso in giro me.
E che non importa quante volte continui a ripetermelo, io, quello che eri e quello che eravamo, non lo dimenticherò mai.

E ti sognerò ancora.

Tu la fermi con gli occhi.

Ci sono sere che scivolano addosso
e poi troppe parole,
che tanto passano.
Quando verrei più vicina
e so che la vicinanza fa male
anche a me,
quando cerco le parole
e perdo te,
sento che c’è
una solitudine peggiore
di una stanza chiusa
in una casa vuota
di una città che nessuno visita più.
E tu la fermi con gli occhi.

Quello che io sento di te.

Ti ho immaginato guidare la macchina, fumare l’ultima sigaretta, dondolarti stanco, tirare l’ultimo lembo di coperta, respirare.
Sono stata volante, sigaretta, tappeto, letto, aria. Ero dov’eri e sono dove sei, e non nascondo che questo pensiero abbia stranito spesso anche me. Non lo definirei nemmeno pensiero, il pensiero è distante, e questo no. E’ come se nella mia mente ci fossero percorsi invisibili che non hanno mai smesso di portare a te, percorsi così dritti e piani che è impossibile non credere si portino dietro anche un po’ dei tuoi pensieri, percorsi che si aprono quando meno me lo aspetto o quando meno dovrebbero.
Qualsiasi cosa sia, io ti ho dentro e credo di dovermene liberare.
A volte è strano come continuiamo a trascinarci dietro storie impossibili e sbagliatissime.
Altre volte è irrimediabile.

Ho un amore

Il tuo respiro sulla schiena,
e sento battere il tuo cuore
in ogni parte del mio corpo.

Tu mi stringi e spaventi le paure,
accarezzi le mie insonnie,
baci tutte le ferite,
soffi e mi spolveri il petto.

La tua pelle
ha l’odore dei miei sogni,
il sapore dei miei giorni
e i tuoi occhi sono cieli
che non riescono a finire,
la tua bocca è il nuovo gusto
che da senso al mio sentire,
le tue mani sono barche che mi portano lontano,
siamo il mare di due fiumi quando mi ami e io ti amo.