La vecchietta del 104

 

Nella stessa piovosa primavera
del millenovecentottantacinque
mai nessuna goccia cadde austera
come queste a riempire le acque.
Ricorda le oneste fughe leste,
il fiore rosso che già più le piacque
del papavero, dei tramonti creste
sorridenti e queste lamentose,
che perde dalle rughe le proteste:
-Lo sappia, le ricchezze son paurose-
e il solco mi lascia del sorriso
-le fa nere il tempo come rose.

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3 pensieri su “La vecchietta del 104

  1. Inizio seriamente a credere che le tue parole abbiano in dono la magia d’un incantesimo. Ammaliano la mente, catapultandola nel tuo splendido universo. Ogni complimento sarebbe riduttivo. 🙂

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