Avverarsi

A coricarti stanca su un punto esatto
del palmo della mano, a caso
o grande o strettissimo, vedresti,
non trattengo.

Saperti vera è mosso e imprevedibile.

Così mi sono fatta molle e non comprendo
le cascate d’acqua fra il separarsi
ed il ricominciare
delle dita, e l’abbandono e la posa,
quando toccandoti imparo tutti i punti
più remoti nella storia e nello spazio
dove si prolunga il salutarti e dove sei,
quasi tutta o pochissima,
rifatta a voce e a memoria.

Considerare se passa

Una scure su un tetto di vetro
stiamo sotto la pioggia, che passa,
e non c’è una vertigine più bassa
nel pensarci alla fine del metro
misura dello schianto dell’acqua
se, in un coccio di goccia, la massa di cumuli
e la corrente profonda e l’onda sul crollo del cielo
ci afferrano
da un estremo qualunque e fortissimo.

Così mi accarezzi i capelli bagnati
e io ti ritrovo, nel tuono, odoroso di pioggia:
è questo il modo che abbiamo di resistere qua.

Sicomoro

Con un pudore di mussola
dietro tende che non sanno la notte
sappiamo imparare dall’ombra
a pretenderci semprevergini e nudi
sotto l’ultimo lenzuolo;
così pecca anche il sicomoro
se l’assolo curioso del ramo
disegna l’eco degli scalzi
a smarrirsi nei cortili più stretti,
sui merletti più bianchi a ingannarsi.

E un rocchetto ha finito i suoi nastri,
e la candela ha già sciolto la porta,
dal trillare dei rami diresti
che è più d’una foglia che se ne va.

gio9