A Cosa

Cosa, cara, non sarebbe strano

notare adesso che i nostri polpastrelli

si somigliano? Se ti stringo non mi appiglio

alle differenze, ed immagino che

non rimanga tra le cose calpestabili

conoscersi da uguali.


Come ancora rinunciare al nome e all’apparenza

e a non toccarti solo dove non ti trovo,

sul limite a strapiombo oltre il quale non sei più vaporosa

del torrente a cascata, che ha smesso la sua corsa

e precipita sulle cose che non si riparano e sui sassi.


Sai Cosa, non esiste un unico male

ma non c’è un comune nome di cosa

che tralasci la tua consistenza spaziosa

o la cruna, sottile, della sensibilità.


Paul Gauguin, Nudo di donna che cuce, 1880.

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3 pensieri su “A Cosa

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