L’addio

Come si fa con le promesse
ho sciolto asciugamani di carezze
so che quando imparerò dov’è che devo stare,
se avrò coraggio, si intende,
da strappare alla ferita le sue bende,
con quelle poi mi calerò sul mare
dalle imposte.

 
Alle tempeste giungeranno figli
i pescatori, le vele, biasimando
l’approdo, non si piegheranno.

 
Verso il centro esatto del disastro
noi non eviteremo di  salpare
e non rimpiangerò d’essermi persa
da questa riva che non mi trattiene.
Saprò l’addio che espone in petto la polena,
la morte che regala al lieto viaggio.

 

 

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16 pensieri su “L’addio

  1. ma chissà perché da sempre ad alcuni cuori attraggono le tempeste e per sempre le tempeste li respingono. ecco forse la tempesta non è cieca come si crede ma ha una sua visione imperscrutabile, sì, deve essere una cosa così, grazie.

  2. In ogni addio v’è forse nascosto il senso ultimo degli incontri che verranno… ma scovarlo è arduo tanto quanto il solo immaginarlo.
    In silenzio, non smetto di leggerti. Piacevolmente coinvolto.

    A presto,
    Mario

    • Più che dipingere so scarabocchiare 🙂
      Comunque questi “strappi” di cui parli li percepisco spesso anche io quando scrivo immersa nella tristezza. Mi lascio trasportare troppo dalle crepe dei pensieri forse. Ti ringrazio per questa osservazione, rifletterò ancora, mi sarà utile!
      Un caro saluto (:

  3. Una piacevole scoperta il tuo blog, lo sto scoprendo poco a poco. Ma, in particolare, questo disegno è davvero bellissimo. Complimenti!

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