D’acqua e di chiese

I fianchi desolati
della riva novembrina
dove la treccia tamerice si scompiglia,
accumulati i legni chiari alla battigia
fa trottola di attese.

Colata nell’umido la gola
s’addomestica al silenzio il marinaio
e dove il fondo è meno buio
il calamaio svuota del suo inchiostro
ad annegare.

Nuove chiese in nuovi porti,
croci d’acque rigonfie,
marinaio a pregar l’onde
dai tocchi gentili
e pur dal pallore tormentoso
del rivolo esploso sulle gote di Maria
ti lasceresti sfiancato
giudicare.

 

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4 pensieri su “D’acqua e di chiese

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