Il punto G del male

Ci urlano dietro,
vedove, i giorni lasciati.
Abusati -mai più sogneranno-
i mariti, o almeno
così ci hanno detto.

Vorrei mi trattenessi in grembo

Sapresti, tu, trovare il punto
che colpisco quando scalcio?
Correggimi se m’ami,
accoglimi sempre,
seguimi al corteo
del manichino nella scatola di scarpe.

E scuotiti,
offri al dolore le dita segnate,
le unghie spezzate,
scava il punto esatto in cui,
ancora, io ti sono dentro.

lì ho bisogno che piangiamo.

 

susanita-11

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19 pensieri su “Il punto G del male

    • La mia intenzione era di parlare della paura del tempo che passa e del dolore.
      Meno è il tempo che abbiamo più il dolore pesa. Da qui la voglia di tornare alla purezza del grembo, del tempo non ancora corrotto.

      Ma al lettore non spetta di vederla come me, guai fosse così 🙂

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