Il mare in città

Il mare in città
è la coda di serpente alla cassa,
il dosso impertinente,
il surfista che cavalca l’onda verde,
e un tappo di bottiglia arrotolato
è la conchiglia.
La parabola dei pensieri interferisce
col segnale digitale
e l’ascensore c’ha lo specchio che ti punta
come l’impeto salato
nella secca: evaporato.

Il tempo -e che tempo in città-
sono i 50 rotoli ad un euro
vegliardi allo scaffale,
-ma che affare!-
anch’essi ad uno,
ad uno
moriranno.

 

E una corrente polverosa
già si posa sui granelli d’ombra,
e una notte di stelle di tungsteno
ancora li consola.

 

 

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Paula Bonet

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11 pensieri su “Il mare in città

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